Infermieri - Educazione terapeutica del paziente anticoagulato (ritorna a indice)

C. Modarelli e Infermieri professionali del C.S.A. Bari
La terapia anticoagulante è una terapia spesso cronica che, come è noto, è indicata per diverse condizioni cliniche e coinvolge una popolazione eterogenea di pazienti, di diverso livello intellettivo, culturale e sociale, che richiedono un'educazione terapeutica continua al fine di poter affrontare nel modo migliore la malattia e la terapia ad essa correlata. Pertanto l'educazione terapeutica del paziente anticoagulato è parte integrante della terapia stessa e può essere definita come un processo di apprendimento sistematico e continuo che è centrato proprio sul paziente, riguarda la sua vita quotidiana e coinvolge anche la sua famiglia quando è possibile. L'importanza dell'educazione terapeutica è peraltro stata fortemente riproposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L'educazione terapeutica è un processo dinamico che coinvolge il personale sanitario ed i pazienti anticoagulati. Un'educazione efficace può essere fornita dai medici, infermieri, assistenti sociali e altro personale sanitario dei Centri di Sorveglianza. Lo scopo dell'educazione terapeutica è quello di fornire al paziente anticoagulato conoscenze appropriate sulla malattia e sulla terapia da adottare, istruendolo su come preservare il proprio stato di salute ed insegnandogli a prevenire eventuali malattie intercorrenti o complicanze. I contenuti dell'educazione terapeutica del paziente anticoagulato comprendono, tra l’altro, informazioni sulla coagulazione, sul tipo di patologia e sul perché è necessaria la terapia anticoagulante, sulla modalità di assunzione della stessa, sul significato del PT-INR, sulla necessità di controlli periodici sia clinici che di laboratorio, sulle interazioni farmacologiche, sulle interferenze della dieta, su eventuali malattie intercorrenti, su come riconoscere sintomi emorragici o trombotici, sui rischi in gravidanza, sul comportamento da assumere in caso si dovessero subire interventi chirurgici.
Le sessioni educative sono considerate più positivamente quando sono presentate come una forma di collaborazione tra il paziente ed il personale sanitario, ed è pertanto necessario sviluppare una buona relazione e comunicazione tra educatori e pazienti. Si è visto, infatti, che da un’educazione terapeutica efficace può dipendere una maggiore compliance dei pazienti alla terapia prescritta.
Il successo o l'insuccesso del processo educativo dipende, tra l’altro, dalle modalità con cui gli educatori interagiscono con i pazienti, ed è condizionato dagli atteggiamenti del paziente stesso, dai suoi sentimenti e dalla sua percezione della malattia e della terapia da adottare. Gli educatori dovrebbero fornire ai pazienti sostegno ed incoraggiamento, mostrando partecipazione ai loro problemi e stabilendo così un rapporto di fiducia costante.
Ovviamente l'educazione deve essere adeguata al singolo paziente, in quanto vari fattori possono influenzare il processo educativo: come ad esempio il livello culturale e sociale del paziente, la sua capacità di apprendimento, l’eventuale presenza di deficit cognitivi o fisici.
Durante le sessioni educative il personale sanitario dovrebbe discutere degli argomenti più importanti, fornendo poche informazioni essenziali, piuttosto che dilungarsi in spiegazioni che potrebbero non essere recepite, specialmente se ci si trova di fronte a pazienti a basso livello di scolarizzazione. E’ inoltre utile adottare sempre un linguaggio semplice e chiaro che consenta ai pazienti di comprendere la terminologia medica, spesso di difficile comprensione.
Nel caso ci si trovi di fronte a pazienti con deficit della memoria o intellettivi è opportuno includere nel programma educativo un membro responsabile della famiglia, che possa fornire un valido supporto al paziente per comprendere le informazioni date. Particolare attenzione è inoltre da riservare ai pazienti anziani, dal momento che molti pazienti in TAO hanno più di 60 anni.
Sicuramente uno dei punti chiave dell’educazione terapeutica riguarda le informazioni sulla dose di farmaco da assumere e su quando assumerlo, informazioni che devono essere quanto più possibile precise per evitare un'errata interpretazione. La mancata comprensione delle istruzioni sulla dose di farmaco, infatti, può essere un fattore importante che contribuisce ad ottenere risultati non terapeutici e a considerare il paziente come "con scarsa compliance".
E' opportuno inoltre, da parte degli educatori, creare un ambiente che possa facilitare l'apprendimento e predisporre un tempo sufficiente per le sessioni educative, in modo da consentire domande e rispondere a particolari esigenze.
L’educazione terapeutica si avvale dell’uso di materiali educativi di diverso tipo, che vanno da colloqui personali con il paziente, all'uso di manuali o linee guida scritte, fino alla distribuzione di materiale didattico audio o video o per computer.
Perché l'educazione sia sempre un processo attivo, è importante valutare l'apprendimento del paziente e questo può essere eseguito con l’utilizzo di specifici test da sottoporre al paziente all'inizio della terapia, per valutare il suo grado di conoscenza in merito, e poi dopo il programma di educazione, per verificare i risultati di quest’ultimo, o ancora valutando il tempo trascorso dal paziente in range terapeutico, che può essere un parametro di buona compliance del paziente e valutando il suo stato clinico nel corso del trattamento, se cioè ha avuto episodi emorragici o trombotici.
Numerosi però sono gli ostacoli ad una buona educazione terapeutica ed interessano vari elementi: dalla mancanza di personale, di solito insuffiente rispetto all'elevato numero di pazienti anticoagulati che affollano i Centri di Sorveglianza, fino alla mancanza di risorse finanziarie da poter investire in questi programmi di educazione. In conclusione, notevoli risorse intellettuali e di tempo devono essere impiegate per migliorare la conoscenza della terapia ed il rapporto tra i medici, gli infermieri del Centro di Sorveglianza ed i pazienti, in maniera tale da aumentare l'efficacia del trattamento anticoagulante e ridurre i rischi ad esso correlati, focalizzando l’attenzione principale sempre sul paziente con tutte le sue problematiche.
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